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Statistiche senza significato

Spesso mi è capitato di ascoltare frasi del tipo: “Lavoro a Milano e guadagno 1500 euro al mese, mentre al mio paese al massimo arrivavo a 700 euro al mese; che fortuna aver trovato il posto a Milano!”, oppure,”me ne vado all’estero perché per un mese di lavoro mi danno 2000 euro, contro i 1200 del mio paese!”.
In questi giorni, poi, su un noto quotidiano del Sud Italia,  veniva segnalato l’alto scompenso esistente tra i guadagni di un insegnante (o di un ingegnere) italiano ed un insegnante (ingegnere) europeo.
I dati riportati, dei guadagni netti, erano i seguenti:

Nazione                                            Stipendio insegnante in euro 
Lussemburgo                                                  42700

Irlanda                                                             28700
Germania                                                        26900
Grecia                                                             14820
Italia                                                                14000
Portogallo                                                        11000

Da questi dati, il quotidiano, o meglio l’autore dell’articolo, concludeva  che gli insegnati italiani guadagnano almeno 3 volte in meno rispetto ad un collega del Lussemburgo e di più rispetto ad un portoghese.
Ebbene, queste conclusioni sono totalmente errate, poiché i numeri indicanti i guadagni degli insegnanti, così come riportati, sono dei numeri senza alcun significato.
Infatti, esprimiamo il guadagno di una persona con un numero (euro, dollari, ecc.) solo per comodità pratica, ma ha un senso se e solo se mette in relazione il numero con il potere di acquisto che ha nella vita reale.
E’ noto a tutti, tranne a chi ha scritto l’articolo, che tanti pensionati tedeschi vanno a vivere gli ultimi anni della propria vita in paesi caldi in cui il potere d’acquisto della propria pensione è molto alto, sebbene il numero indicante la pensione non cambia con il cambiare della residenza.
Naturalmente, non serve espatriare per rendersi conto di questo, ma basta pensare al potere di acquisto di uno stipendio pagato ad insegnante di Milano e ad un insegnante di un piccolo paese del Sud. Mille euro a Milano non permettono di sopravvivere, mille euro in un paese del Sud permettono di vivere più che onestamente. Il numero non cambia, ma il potere d’acquisto si!
Pertanto, i dati riportati avrebbero significato se e solo se fosse stato indicato il costo medio della vita di un insegnante di una data nazione.
I dati così come sono stati pubblicati non hanno alcun rilievo e non permettono alcuna valutazione reale della situazione. Sono inutili.
Infatti, con tali dati, non si può concludere né che in Lussemburgo un insegnate guadagna di più rispetto ad un italiano, né che guadagna di meno in percentuale, né che un italiano vive meglio rispetto ad uno del Lussemburgo.
Un esempio chiarirà la questione.
Osservato che il numero che indica lo stipendio di un lussemburghese è 3 volte quello di un italiano, e ipotizzato, ad esempio, che un insegnante del Lussemburgo paga 4 volte il prezzo medio di un paniere di beni (appartamento, auto, generi alimentari, abbigliamento, … ecc.)  necessari al suo standard di vita quotidiano,  rispetto  ad un analogo insegnante italiano, si conclude, facilmente, che ha un potere d’acquisto inferiore cioè il suo stipendio è più basso rispetto a quello italiano sebbene il numero che lo indica sia maggiore. Quindi vive peggio!
Se invece paga 3 volte il prezzo medio del paniere di beni, di cui sopra, ha lo stesso potere di acquisto, cioè per lui è indifferente vivere in Lussemburgo o in Italia.
Mentre se paga 2 volte il prezzo medio del paniere di beni ha un potere d’acquisto maggiore e vive meglio.